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La Valle dei Monaci Basiliani

La storia di Salento è molto vasta e ricca: l'origine basiliana di Salento, come è noto, è attestata dal toponimo San Basilio, riconducibile ad un feudo rustico compreso nel territorio di Sala, sottoposto alla giurisdizione della Badia di Pattano. Nel corso dei secoli il paese ha vissuto episodi e momenti storici che lo accomunano ad altri piccoli borghi del Cilento.

I monaci basiliani

Nel X secolo, con i Longobardi, i possedimenti sottratti alla curia vescovile di Capaccio furono affidati a diversi comes ossia conti, a cui vennero attribuite le contee , ciascuna delle quali comprendeva numerosi loci, cioè piccoli centri abitati da cui dipendevano altri nuclei rurali più piccoli, detti villae e cellae , affidati a viceconti.
I punti di riferimento delle villae e dei loci era la sala, cioè la residenza rurale del signore, nella quale egli si recava periodicamente per riscuotere i censi.
Nella sala venivano anche accumulate le derrate dovute al padrone: sorgeva, pertanto, in un luogo fortificato e perciò difendibile. Dal termine deriva il toponimo Salento, in origine Sala di Gioi.
L'organizzazione politico–amministrativa longobarda e bizantina, sia del Cilento che di Sala di Gioi, fu preceduta per almeno quattro–cinque secoli dall'attività dei monaci basiliani, che operarono una trasformazione del territorio: ci furono sistemazioni fondiarie, opere idrauliche, costruzioni di mulini, introduzione di nuove e diverse colture.
I Longobardi non ostacolarono la l'attività dei monaci, ma al contrario la favorirono, certi della grande influenza che essi avevano sullo sviluppo del territorio; infatti, in breve giunsero grandi ondate di basiliani, i quali si recavano in preghiera in località San Basilio. A questo proposito va ricordato il termine greco laura, che indicava la via che collegava le grotte: a capo di ognuna di queste zone vi era un igumenos (abate), che guidava la vita spirituale di ogni gruppo.
Ben presto le diverse laure basiliane divennero un punto di riferimento per la popolazione locale, per cui cominciarono a nascere numerosi villaggi all'insegna di culti orientali, ad esempio il quartiere di Santa Maria a Sala di Gioi, San Pietro a Salella, nati intorno a cappelle.
In seguito le laure furono trasformate in cenobi retti da un igùmeno, strutture che si prestavano maggiormente ad ospitare altri monaci e a conservare i prodotti. Un'altra forma giuridico – economica che si affermò con i monaci basiliani, di origine germanica è quella del possesso collettivo dei beni, il consortium : comunità di contadini, di parenti, la cui origine risale alle fare longobarde, che erano gruppi di famiglie. Fu soltanto nei secoli successivi che questi cenobi ebbero piena autonomia. Un recente studio ne ha individuati 37, tra i quali quello di Santa Maria di Pattano, importante per le colonizzazioni di Sala e Salella di Gioi.
Dalla badia di Santa Maria di Pattano, piccoli gruppi di monaci basiliani si insediarono lungo un'area verso Mezzogiorno, dove nacque una grangia basiliana, cioè un'unità agricola a coltura intensiva, provvista di edifici e di un piccolo convento rurale che nell'età moderna assunse il nome di feudo di San Basilio.
Dagli insediamenti originari, gruppi di monaci si spinsero a colonizzare altre aree più a monte: la colonizzazione di quest'area diede origine al primo quartiere di lignaggio della comunità di Sala di Gioj, Capo dei Nigli e Santa Maria , il primo nucleo storico dell'insediamento urbano di Sala di Gioi, abitato quasi esclusivamente dalla famiglia De Marco.
La storia religiosa di Sala di Gioi ruota intorno a culti di origine bizantino–basiliana: la Madonna del Rito (greco), trasformata in età moderna in Madonna del Loreto; Santa Barbara, San Biase, Santa Sofia, Santa Caterina. Nell'età moderna gli insediamenti brasiliani, inseriti giuridicamente nel feudo di San Basilio, si estendono, fino a comprendere nel 1722, 85 fondi, più il demanio della Badia.

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